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Quanto rimangono in carica i parlamentari svizzeri?

Nel 1931 il Popolo e i Cantoni accettarono modifiche costituzionali che prolungavano da tre a quattro anni la durata dei mandati dei consiglieri nazionali, dei consiglieri federali e del cancelliere della Confederazione. Com’era il dibattito politico a quel tempo?

La durata dei mandati era già stata discussa al momento della fondazione dello Stato federale e del disegno di Costituzione federale nel 1848. Furono proposti mandati di due anni (secondo il modello americano) e di quattro anni; a titolo di compromesso si optò infine per tre anni.

Da tre a quattro anni

Nel 1928 il consigliere nazionale glaronese Rudolf Tschudi presentò una mozione in cui chiedeva di prolungare di un anno il periodo di carica delle autorità federali. Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati accolsero la mozione e la trasmisero nel 1930 al Consiglio federale, il quale condivideva le argomentazioni dei sostenitori. In un mandato di tre anni un nuovo deputato non avrebbe sufficiente tempo per abituarsi all’attività parlamentare e per dimostrare appieno le sue capacità, dal momento che dovrebbe dedicarsi in parte anche alla preparazione della sua rielezione. Le argomentazioni addotte si basavano sul fatto che le elezioni erano molto costose e infervoravano il clima politico; nella campagna elettorale i partiti si schieravano infatti gli uni contro gli altri suscitando nei cittadini intense emozioni.

Coloro che si opponevano al prolungamento, i socialdemocratici, erano dell’avviso che questo provvedimento fosse un’ingerenza nei diritti popolari e costituisse una limitazione della sovranità popolare. Il Consiglio federale rispondeva come segue: «Gli oppositori della modifica costituzionale le rimproverano di non rispettare i diritti politici del cittadino. L’importanza di questi diritti non può tuttavia essere misurata in funzione della frequenza delle elezioni». [trad.] Il Consiglio federale precisava inoltre che nella maggioranza dei Cantoni, le Camere venivano rinnovate dopo quattro o più anni. D’altro canto, il Popolo disponeva dell’iniziativa e del referendum quali strumenti politici.

Nella votazione popolare soltanto i cattolici conservatori e il PAB sostennero il progetto. Non riuscendo a trovare un’intesa, i liberali decisero di lasciare libertà di voto. Come detto, i socialdemocratici espressero parere contrario. La votazione ebbe luogo il 15 marzo 1931 e la modifica costituzionale fu accettata con il 53,7 per cento di sì e da 18 Cantoni. Sebbene i risultati a livello cantonale fossero molto diversificati, non vi erano peculiarità linguistiche, confessionali o regionali da segnalare.

Bibliografia

Linder, W. et al. (2010): Handbuch der eidgenössischen Volksabstimmungen 1848 bis 2007, Berna, pp. 168 ss.